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Opinioni, pensieri e riflessioni sul Convegno “MATURAZIONE E RACCOLTA DELLE OLIVE: STRATEGIE E TECNOLOGIE PER AUMENTARE LA COMPETITIVITÀ”, 1 Aprile 2006
Il convegno tenutosi ad Alanno lo scorso 1 aprile “ MATURAZIONE E RACCOLTA DELLE OLIVE: STRATEGIE E TECNOLOGIE PER AUMENTARE LA COMPETITIVITÀ” ha avuto un seguito di discussioni, anche se non è molto chiaro in quale direzione. E’ comparso infatti un articolo su http://www.teatronaturale.it/articolo/2504.html titolato “Riduzionedi prezzi e costi, la strada da seguire per l’Italia parrebbe questa.Olivicoltura superintensiva, forte meccanizzazione e utilizzo dicultivar adatte, come le spagnole Arbequina e Arbosana. Non bastano lenostre settecento cultivar autoctone?”
Dalle riflessioni della giornalista emergono tre cose su cui sono d'accordo:
1) che non bisognaaccettare passivamente le proposte spagnole senza prima verificarnela validità
2) che la ricerca deve affrontare i problemi dell'intera filiera
3) che i costi della raccolta (e aggiungo della potatura) incidono moltissimo sul prezzo finale dell'olio.
Su alcune cose però sono di diverso avviso:
1) non è detto che mantenere la propria tipicità e cercare soluzioni tecnologiche per ridurre i costi voglia dire "confondere le due strade e correre il rischio di rimanere bloccati a metà del guado..."
2) L'unicità del nostro olio extravergine non può farci andare fuori mercato perchè non è pensabile vendere le bottiglie di olio ad un prezzo esagerato; e poi ci sono oli di altra provenienza competitivi con i nostri per qualità intrinseca
3) le 700 cultivar autoctone (ma ne sono molte di più se consideriamo anche gli ecotipi locali) non sono sufficienti perchè quasi tutte sono di vigoria eccessiva, sono sensibili a molti parassiti, e, anche se contribuiscono a fare un olio organoletticamente valido, non si adattano ai sistemi meccanici di raccolta e potatura che oggi sono diventati condizione necessaria per ottenere un reddito adeguato dall'olivicoltura.
L'unica strada che porta alla convergenza della differenziazione e della competitività sui costi è il miglioramento genetico; se ogni territorio pensasse ad un miglioramento genetico delle proprie cultivar tradizionali avrebbe l'opportunità di ottenere nuove cultivar con le caratteristiche organolettiche tipiche della varietà di partenza e, senza "buttare via millenni di storia e migliaia di diversi profumi, sapori e colori", di conservare la coltura che, al momento, con i costi di produzione che superano i ricavi, rischia di essere abbandonata.
Marcella Cipriani |